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The Lost Daughter
The Lost Daughter

The Lost Daughter


la recensione di THE LOST DAUGHTER (2021)
regia di Maggie Gyllenhaal

Ci vuole coraggio a dire ad alta voce di essere una madre “innaturale”, così come ci vuole coraggio ad ammettere che si sta meglio senza i propri figli e che parlare con loro al telefono non è poi così bello. Maggie Gyllenhaal questo coraggio ce l’ha e lo mette tutto nelle parole, negli sguardi e nelle scelte della protagonista del suo film di debutto alla regia presentato alla 78° Mostra del Cinema di Venezia. Si intitola The Lost Daughter e non è solo l’adattamento di un romanzo di Elena Ferrante, è un temerario e profondo racconto dal lato brutto dell’essere madri e della contraddizione che questo ruolo porta con sé a livello psicologico. Che la maternità sia uno dei temi centrali di questa edizione del Festival di Venezia è evidente. Ne parla Madres Paralelas, il film di apertura di Pedro Almodovar, il russo 107 Madri in concorso a Orizzonti. L’ex attrice di Donnie Darko fa un lavoro straordinario nella regia di The Lost Daughter. Non eccede mai, non esagera, lascia spazio solo ai dettagli significativi e lascia fluire il carattere dei personaggi dandogli piena libertà di espressione. Questo film mostra al pubblico tutta l’esasperazione di crescere due bambine piccole mentre si cerca di non mandare all’aria il proprio sogno, mostra l’egoismo, l’irrazionalità, il tradimento e quel legame materno che per quanto si possa odiare in alcuni momenti, una volta che lo si ha, resta inevitabilmente dentro di sé. Sorprende la sceneggiatura di questo film e l’interpretazione di Olivia Colman e Dakota Johnson in due personaggi paralleli che potevano incontrarsi e notarsi solo nel momento in cui l’una poteva insegnare qualcosa all’altra e farle da esempio. Maggie Gyllenhaal arriva al pubblico nonostante l’oscurità della sua protagonista e il suo essere una madre imperfetta, una madre che abbandona le sue figlie, che le lascia per pensare alla sua di felicità. Questa donna sceglie di essere una mamma egoista e in nome di quello stesso egoismo per cui lascia le figlie sole poi torna da loro perché “egoisticamente” le mancano. Giusto ? Sbagliato ? Ma chi siamo noi per giudicare !