Dune
Dune

Dune


la recensione di DUNE (2021)
regia di Denis Villeneuve

Anno 10191. La casata degli Atreides viene incaricata dall’Imperatore dell’universo di governare il pianeta Arrakis dove si produce una Spezia di vitale importanza. Della serie: “Sabbia, soldi, politica e ancora sabbia”. Potremmo parlarne per ore e ore. Vedo di fare una sintesi “da profano” (non ho letto il romanzo). Dune, cattedrale cinematografica firmata Denis Villeneuve che porta sullo schermo l’impossibile (primo) romanzo di Frank Herbert (Lynch fallì miseramente nel 1984). Gigante, anzi gigantesco. Tanti complotti, tanta politica e tanta sabbia. Chalamet sogna Zendaya (chiamalo scemo), Jason Momoa per fortuna non fa Aquaman e Oscar Isaac interpreta il padre che tutti vorremmo avere. Lungo, caldissimo, ipnotico e maestoso, come la colonna sonora di Hans Zimmer. Poi oh, se vi aspettate un nuovo Star Wars, state freschi. Questa è fantascienza d’autore che incontra il blockbuster hollywoodiano. Il problema è che non finisce, ma anzi inizia (e siamo arrivati solo a metà primo romanzo). E ne vorremmo ancora e ancora. Filmone-one-one.