True Story
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True Story


la recensione di TRUE STORY (2021)
regia di Stephen Williams e Hanelle Culpepper

Il comico di fama mondiale Kid è al suo apice: i film e gli show dal vivo a cui partecipa riscuotono un successo enorme. Quando il tour approda nella sua città natale, Philadelphia, nella sua vita riappare il fratello Carlton. A causa del carattere difficile e dei fallimenti personali, Carlton tende ogni volta a destabilizzare Kid, ma questa volta le cose iniziano a prendere una piega più brutta del solito, quando dopo una notte brava, nel letto di Kid c’è il cadavere di una ragazza. Kid è il fratello minore che ce l’ha fatta, Carlton il maggiore che invece di dare un esempio positivo risulta perennemente scapestrato e inconcludente. Il rapporto tra i due è non solo evidentemente disequilibrato, ma anche dannoso, non solo a sfavore di quello più fortunato, ma anche di Carlton che sapendo di poter contare in ogni momento sul sostegno di Kid, non si preoccupa di schivare errori e fallimenti. L’intreccio è abbastanza furbo, utilizza diversi cliché di genere, sebbene lo faccia in maniera efficace e intrigante. Vedere una very important person finire nei guai è un piatto molto succulento, soprattutto nell’era social. La fama che rischia di essere perduta e può essere riscattata grazie a criminali pericolosi e bugie difficili da tenere nascoste, tiene lo spettatore ben incollato e dopo la fine di una puntata difficilmente ci si arrende. A parte qualche ingenuità della sceneggiatura che si potevano facilmente evitare, True Story è un gran bel road crime come non se ne vedevano da un botto. Una serie piacevole per i dietro le quinte, gli intrighi e le conseguenti risoluzioni tutt’altro che agevoli.